Cessione del quinto requisiti

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Cessione del quinto: requisiti di ammissibilità

L’evoluzione economica di una nazione comporta ripercussioni sul sociale che le varie metodiche politiche e governative attuano per una corretta redistribuzione della ricchezza, anche attraverso imposizioni fiscali che influenzano i regimi di emolumenti di cui ciascun cittadino gode.

Il crescente spettro della crisi ha calmierato notevolmente le possibilità di cui, in tempi non sospetti, ciascuno disponeva per poter far fronte alle impellenze del quotidiano, con la facoltà di destinare una parte, seppur minima, al risparmio o come fondo emergenza per necessità improvvise.

Ciò ha determinato l’esposizione di una sempre crescente fetta della popolazione, al fabbisogno di liquidità attraverso la richiesta di formule diversificate di finanziamento personale.

Fra queste quella che nell’ultimo periodo ha fatto registrare un considerevole aumento di domanda è la cessione del quinto, a tutti gli effetti costituente una tipologia di prestito alle persona a scopo non finalizzato, ovvero in cui il richiedente non deve specificare il motivo della necessità di liquidità.

Ma, soprattutto, a differenza di altri finanziamenti non è subordinata al veto dell’istituto erogante, in quanto costituisce un diritto che la Legge stabilisce per determinate categorie di beneficiari, rientranti nella sfera degli aventi diritto in base a delle prerogative sancite.

Di queste l’essenziale è la garanzia di una qualsiasi forma di emolumento percepito in modo continuativo, a durata illimitata e la cui erogazione provenga da fonte certa e consolidata.

Essendo quindi un diritto riconosciuto, parimenti, necessita di una contropartita che assicuri l’impossibilità di dispersione delle somme erogate senza possibilità alcuna di recupero da parte dell’ente erogante.

La cessione del quinto è praticata da istituti di credito e società autorizzate all’intemediazione finanziaria, come le aziende assicuratrici, le quali commisurano la concessione della somma entro e non oltre una rata mensile corrispondente al 20% dello stipendio o pensione netta del richiedente, e in un lasso di tempo che può variare dai 24 ai 120 mesi.

I requisiti di ammissibilità variano a seconda della categoria di appartenenza del richiedente, che può essere tanto un dipendete pubblico quanto privato, come un pensionato purché non superi l’età di anni 89 alla fine del periodo di ammortamento.

Per quanto concerne la cessione del quinto per un lavoratore dipendete pubblico, statale o parastatale, la condizione fondamentale è che lo stesso abbia maturato un’anzianità di almeno tre mesi di assunzione a tempo indeterminato e abbia compiuto la maggiore età.

Per i dipendenti privati, questi devono aver superato un periodo di almeno sei mesi dalla stipula del contratto a tempo indeterminato, oppure determinato qualora l’istituto erogante commisuri la concessione del quinto in funzione di tale periodo, comunque per importi minori dettati dal ridotto piano di ammortamento che non può superare il termine del rapporto di lavoro.

In entrambe le casistiche al dipendente verranno richiesti dati anagrafici, codice fiscale e dati dell’ente o azienda presso cui è impiegato, di conseguenza ultima busta paga e CUD.

Per il lavoratore di azienda privata egli sarà tenuto a dimostrare che la stessa abbia un capitale sociale superiore ai 30mila euro interamente versati, nonché un numero di dipendenti superiore a sedici, parametri che individuano la stabilità e la solidità nella sfera privata.

La somma che potenzialmente è erogabile viene stabilita da ogni singolo istituto di credito sulla base delle proprie finalità promozionali, tenuto conto dello stipendio netto e della quota di TFR maturata o della pensione netta percepita dal richiedente.

In quest’ultimo caso il titolare di pensione di lavoro o reversibilità, come pure di invalidità e inabilità, non dovrà aver superato gli 81 anni di età, fermo restando l’obbligo di fornire i proprio dati i identificativi e il cedolino di pensione necessario all’instradamneto della pratica istruttoria, in quanto quasi tutti gli enti eroganti sono convenzionati INPS .

Stabilito l’importo massimo erogabile tenuto conto degli emolumenti del richiedente, della sua età e del tempo di rientro, verrà calcolata una rata massima che non potrà eccedere un quinto delle somme mensilmente percepite al netto di varie trattenute, non eccedente una soglia limite fissata per legge affinché possa garantirsi la sopravvivenza del beneficiario.

A tal proposito per i pensionati che possono contare solo su pensioni minime, sociali o qualunque altra forma di sostegno al reddito, non vi è possibilità alcuna di ottenere cessione del quinto, in quanto ciò comporterebbe una decurtazione mensile che non garantirebbe la copertura delle sussistenza minima al fabbisogno individuale prevista dal governo.

La durata massima della cessione del quinto è stabilita per un piano di ammortamento che non ecceda le 120 rate, alla cui estinzione, ovvero alla parziale copertura comprendente la sorte capitale, il beneficiario che risulti ancora in possesso dei requisiti relativi ad età e condizioni contrattuali lavorative come sopra esposto, può richiedere un’ulteriore concessione di somme con relativo allungamento della durata, fermo restando non vi siano pregiudizi esattoriali e compresenze di impegni di natura analoga, che comporterebbero un ricalcolo dell’intera pratica.

Ogni istituto erogante tutela così i propri interessi, avvalorando la tesi che non vi può essere cessione del quinto senza sottoscrizione di una formula assicurativa che lo tuteli, in caso di premorienza del beneficiario ovvero di perdita dell’impiego per cause ad egli non imputabili.

A tal scopo la rata mensile comprende anche una quota da corrispondersi a titolo assicurativo ramo vita, per non oberare i familiari con eventuali incombenze di pagamenti non corrisposti, per quanto riguarda le cessioni del quinto a pensionati, causa decesso.

Mentre per i lavoratori dipendenti, oltre il ramo vita, è prevista anche una copertura per il rischio perdita di lavoro, fatta salva la possibilità che la società assicuratrice possa rivalersi sul lavoratore, sia sul fondo TFR che riallineando i propositi contrattuali, qualora riassunto entro un termine non eccedente i sei mesi dal primo mancato pagamento rateale.

Una menzione particolare è per le cessione del quinto INPS ex INPDAP.
In questo caso l’erogazione del finanziamento avviene a patto che il richiedente sia iscritto alla gestione unitaria autonoma delle prestazioni creditizie e sociali, avendo maturato un periodo di almeno 4 anni di anzianità lavorativa, se trattasi di dipendenti attivi, o contributiva in caso di pensionati.

Nel primo caso l’INPS erogherà direttamente tramite Fondo Credito Inpdap o tramite banche e assicurazioni ad esso convenzionate, come prestito pluriennale diretto o prestito pluriennale garantito.

Nel secondo solo tramite il citato Fondo e quindi si configurerà esclusivamente come prestito pluriennale diretto.

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