Rinnovo cessione del quinto prima dei quattro anni

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Rinnovo cessione del quinto prima dei quattro anni: cosa prevede la normativa

Le esigenze di liquidità per chiunque consideri l’opportunità di richiedere la cessione del quinto dello stipendio come formula alternativa al finanziamento tradizionale, potrebbero non estinguersi nel periodo in cui essa è all’ attivo.

Bisogna considerare l’ipotesi in cui molti ricorrono alle cessioni non solo per una liquidità immediata a fronte di un consolidamento debitorio, ma anche per far fronte a spese improvvise che ad essa possono sommarsi.

Questa situazione genera una condizione di stallo delle risorse finanziarie, che per assurdo potrebbero tradursi in un’impossibilità oggettiva di far ricorso ad altre formule di credito.

Per queste motivazioni o semplicemente per garantire un plafond di somme cui poter attingere prolungando il proprio piano di ammortamento, i meccanismi che regolano le funzioni degli strumenti bancari messi a disposizione dei clienti, consentano di poter rinnovare la propria situazione di diritto, ottenendo somme di denaro prestando garanzia con i propri emolumenti.

Il rinnovo cessione del quinto, solitamente, avviene in lassi temporali del piano di ammortamento per cui almeno i due quinti ossia il 40% dello stesso siano stai estinti.

Si è già evidenziato che la durata di tale piano è variabile da un minimo di 24 fino ad un massimo di 120 mesi, in funzione delle prerogative di impiego, se pubblico o privato, della tipologia di contratto ovvero se trattasi di cessione del quinto sulla pensione.

Quello che è opportuno sottolineare è che il rinnovo cessione del quinto non può essere attuato prima dei 48 mesi di durata per finanziamenti che abbiano un piano di rientro fra i 60 e i 120 mesi.

Questo sta a significare che non è possibile richiedere, rispettivamente, prima dei due e quattro anni, o nel lasso di tempo che fra questi si genera, in funzione del periodo di ammortamento, nessuna dilazione ulteriore.

Per venire incontro alle richieste che ponevano in essere la necessità di nuova liquidità, per tutti quei clienti che avessero già sottoscritto una cessione del quinto con durata inferiore ai 120 mesi, il sistema bancario, ottemperando all’art 39 della legge180/50, ha sancito che la rinegoziazione della cessione del quinto possa avere delle eccezioni.

Una di queste è il caso in cui un dipendente o un lavoratore abbiano scelto un piano di rientro di 60 mesi, per antonomasia anche quello che più comunemente viene proposto, per il giusto equilibrio dei tassi con cui si struttura.

In questo caso specifico la possibilità di rinnovo cessione del quinto può avvenire già dopo dodici mensilità corrisposte, anziché i due quinti che corrisponderebbero a ventiquattro, a patto che il nuovo finanziamento abbia la durata massima prevista, ovvero 120 mesi.

Ciò è intuibile con la necessità che i vari istituti di credito hanno di garantirsi un gettito costante di interessi, rafforzando il legame con il cliente, che in questo modo ha parimenti la possibilità di accelerare i tempi di rinnovo cessione del quinto, poiché non richiedendo il tetto massimo erogabile, si lascia una porta aperta sulla possibilità di richiedere un ulteriore importo dopo solo dodici rate.

Tuttavia ciò non obbliga il contraente a rimanere vincolato con l’istituto erogante, bensì potrà liberamente scegliere altro istituto di credito o finanziaria.

L’istituto con cui si è accesa la prima cessione del quinto rilascerà un documento chiamato conteggio estintivo, in cui verrà annoverata la sorte capitale rimanente da versare, di cui terrà conto la nuova banca o finanziaria al momento della formulazione della rata e del relativo piano di ammortamento.

Ciò succede se nel lasso di tempo in cui si decide il rinnovo si è avuta facoltà di riscontare tassi più favorevoli e condizioni bancarie più eleatiche.

Per tutti i casi in cui l’ammortamento della cessione del quinto abbia una durata diversa da 60 e 120 mesi, il rinnovo cessione del quinto si conosce come ante termine che, a prescindere dalla stessa, ha come conditio sine qua non l’aver estinto i due quinti del finanziamento.

Nonostante tale procedura sia in evidente netto contrasto con quanto sancito dalla normativa vigente in materia, è una prassi che viene comunemente seguita da alcuni istituti eroganti per favorire determinate categorie di clienti, come appunto i pensionati.

Nei casi in cui il rinnovo prestito con la cessione del quinto non sia possibile, per incompatibilità di richiesta con le specifiche clausole contrattuali previste o con la prassi bancaria tipica, una via d’uscita, per far fronte a ulteriore esigenza di liquidità, è costituita dalla delega di pagamento o per i soli dipendenti.

Questo escamotage consentirà di impegnare fino ad un massimo dei due quinti degli emolumenti netti per i solo lavoratori dipendenti, escludendo di fatto tale opzione per i pensionati, in maniera tale da avere trattenute in busta pari al 40 %, metà per la rata della cessione del quinto l’altra metà per la delega, generando ciò che comunemente si chiama cessione del doppio quinto, posto che deve essere sempre l’azienda o l’ente per cui si lavora a concedere nulla osta.

La revisione della cessione del quinto è praticabile anche qualora il beneficiario abbia comunque una delega di pagamento in atto per periodo superiore al suo piano di ammortamento, fatto salvo rispettare i due quinti dello stipendio netto.

Tale regola fondamentale è valida anche nei casi in cui lo stesso abbia subito un pignoramento presso terzi in busta paga, ciò vale a dire che comunque la nuova rata che si dovesse riformulare non potrebbe far eccedere oltre questa soglia massima, prevista per legge e inderogabile.

Chiaramente in fase di valutazione la banca o finanziaria terranno conto del rispetto di tutti i parametri valutativi minimi e indispensabili a conservare lo status di beneficiario di cessione del quinto anche per il rinnovo.

Il diritto al rinnovo di questa particolare e sempre crescente formula di finanziamento al privato, potrebbe decadere solo ed esclusivamente in casi di comprovata incompatibilità coi principi di assicurazione o qualora sussistano gravi pregiudizi come l’aver riportato una condanna penale, tali da far decadere lo status del richiedente.

In definitiva potranno accedere al rinnovo della cessione del quinto tanto i lavoratori, che non siano già in età pensionabile,non abbiano goduto del TFR e l’azienda per cui operano goda dei requisiti previsti dall’istituto erogante, quanto i pensionati, purché rientranti nei parametri minimi richiesti e non oltre la soglia massima di età.

La sola indicazione per non subire gli effetti negativi di un eccesso di indebitamento, dovrebbe essere quella di condizionare l’opportunità di attendere per raggiungere la soglia di tempo dei due quinti, ma soprattutto per cercare di strappare condizioni più vantaggiose fra i diversi soggetti proponenti, avendo cura di considerare non solo il TAN applicato ma soprattutto il TAEG, per avere un quadro esatto di quanto si andrà a ripagare in interessi e commissioni varie.

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